Camminando lungo Bergstrasse ad Heidelberg

‘Devo andare qui’, dico mentre indico un punto sulla cartina di Heidelberg all’addetta dell’ufficio informazioni alla stazione. E’ una signora di mezzo etá, con lunghi capelli biondo-grigi raccolti sul capo. Un trucco sottile, appena accennato. Gira la cartina di 180 gradi, prende un evidenziatore, si aggiusta gli occhiali sulla punta del naso e inizia a segnare il percorso che dovrò seguire. Poi rigira la cartina e in un bel inglese con accento tedesco mi dice di seguire il percorso del tram fino a Bismarkplatz, passare il ponte e incamminarmi lungo Bergstrasse. Le chiedo quanto ci vuole: ‘45 minuti circa. Oppure un’euro e venti in tram fino a metà strada’.

La ringrazio ed esco dall’ufficio del turismo. È iniziato il tramonto. Mi fermo accanto alla vetrina illuminata dell’ufficio per guardare di nuovo la cartina e percorrere con la mente la traccia che la signora ha segnato su di essa.  Cammino per circa 500 metri, lungo una via larga e alberata al cui centro scorrono i binari del tram. Tutto bene, sono sula strada giusta.

Il cielo e’ limpido, quasi cristallino. Mi giro verso la stazione che è alle mie spalle, ad Ovest. Il cielo è di un rosso così fiammeggiante che toglie il respiro. Un rosso intenso che attraversa le grandi vetrate della stazione che spariscono per lasciare vedere solo lo la sottile struttura metallica che le sorregge. Solo il grande orologio della facciata si staglia deciso contro quel cielo in fiamme.

Fa freddo. Cammino in fretta. A Bismarkplatz è tutto un correre di gente verso tram, autobus, e negozi. Le biciclette zigzagano tra la gente. Mi incammino sul ponte sul fiume. Il vento è più forte qui. Un vento che viene dalle montagne e che soffia in direzione del tramonto come se volesse spegnere quel cielo rosso che si specchia sul fiume. Sembra di essere di fronte ad un quadro di Turner con gli alberi scuri del lungo fiume, ombre nere disegnate sullo sfondo rosso. Mi ricordano anche gli alberi di Magritte, al buio, mentre dietro di essi il cielo è ancora vivo.

Mi incammino lungo Bergstrasse. Un strada in salita fiancheggiata da vecchie case a due piani. Molte con mansarda. Le luci accese nelle stanze fanno intravedere soffitti stuccati. Lampadari vecchio stile. Vecchie librerie cariche di libri. Grandi armadi a due ante di legno intarsiato.

Vedo in una stanza un piano a coda con la tavola della camera armonica aperta che appoggia su una gamba di legno. Un uomo di mezza età seduto alla tastiera. Un’ altra persona alza per un momento un violoncello come se si stesse aggiustando la sedia. Vicino alla finestra, in un angolo, un altro uomo con un flauto appoggiato sulle labbra. Tra poco inizieranno a suonare come forse fanno ogni settimana al venerdì sera da oltre venti  anni.

Bergstrasse diventa più ripida. Un bambina gioca da sola sul marciapiede su un monopattino. Lo spinge su per la salita per alcuni metri, lo gira e poi ci salta su per fare qualche metro in discesa. Sembra intenta ad un gioco immaginario con personaggi disegnati nella sua mente. Forse in casa stanno litigando o forse sta solo aspettando l’amica dalla quale andrà a cena.

Passo un piccolo ponte sotto il quale passa una strada che incrocia Bergstrasse. Il rosso fuoco del tramonto non si è ancora arreso, il buio della notte non lo ha ancora spento. All’orizzonte, oltre la valle del Reno, il profilo delle colline della Pfaltz oltre le quali c’è la Francia. Sembrano un dipinto.

Sono quasi arrivato. Passo un gruppo di tre uomini che sono usciti da una casa per fumare una sigaretta. Parlano in un tedesco strano, forse sono stranieri o forse è solo il dialetto di qui. Non lo so. Ad una finestra un uomo con i capelli bianchi è seduto a un tavolo. Ha di fronte una bambina bionda. Il tavolo è grande e quindi c’è una certa distanza fra i due. Lui sembra parlare. Lei ascolta e mi sembra quasi di sentire il tintinnare del cucchiaio sulla vecchia fondina di porcellana nella quale è stata appena versata la minestra della sera.

Adesso che ci penso, queste case, questa via lungo la quale sto camminando mi ricordano l’atmosfera di un libro che ho letto tanti anni fa: i Buddenbrooks di Thomas Mann. Queste case che accompagnano Bergstrasse sono state costruite in quel periodo. Erano le case della borghesia e oggi è come se mi avessero raccontato un pezzetto della loro storia mentre camminavo lungo Bergstrasse durante questo incredibile tramonto autunnale ad Heidelberg.

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